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29.5.12

NELLE PIEGHE - il coraggio di un gesto simile


DEHORS/AUDELA
presenta

Ho voluto la perfezione e ho rovinato quello che andava bene. (Claude Monet)

NELLE PIEGHE
IL CORAGGIO DI UN GESTO SIMILE

Studio grado zero


Progetto di ricerca audiovisiva e multi(n)disciplinata, tra fotografia, teatro, cinema e parola

nello e con lo spirito de L’uomo dei cinque palloni di Marco Ferreri



   
drammaturgia video e audio: Salvatore Insana
azione scenica: Elisa Turco Liveri
disegno Luci: Giovanna Bellini


29-31 maggio 2012 ore 21


Atelier Meta-Teatro
via Natale del Grande 21, Roma
348 3306492/3408578140
dehorsaudela.blogspot.com


UN'OSSESSIONE: LA PERFEZIONE

Non fare una piega. Esserne una delle infinite e molteplici. Occupare uno spazio-tempo. Affrontare il vuoto. Compiere e re-plicare un'indagine sulla pretesa cartesiana di appianare ogni asperità, di raddrizzare le storture, di regolare i conti con la tagliente lima del potere, sulla lotta tra l'entropica tendenza a piegarsi (su sé stessi) e l'ostinata tentazione al raddrizzarsi, allo stendersi, al far piatto e liscio quel che così non è mai stato. Ogni pretesa di fare tabula rasa finisce in fumo. Tutto si piega su sé stesso, impiega sé stesso per piegarsi.

Brutte pieghe, quelle di chi non sa spiegarsi. E non si spiega come ciò possa accadere.
Quelle di chi non si capisce. Quelle di chi non è capito. Di chi non è compreso nei disegni (e nei sogni) altrui. Quelle di chi non si piega di fronte alla presunta realtà. A come vanno le cose e a quanto noi siamo impotenti. Quelle di chi si ostina ad anteporre la propria miserevole volontà allo sbilanciato equilibrio generale.

Indagando sul punto di rottura dell’essere, dal declinarsi della piega nell'ordinario alla vertigine del barocco leibniziano: la donna che stira un abito, la parrucchiera che stira i capelli; le pieghe di una pagina, cicatrici di carta; l'arte di piegare la carta stessa; le rughe di un volto, i rotoli di grasso (le pieghe, piaghe che non si cancellano), e ancora l’impiegato, che suicida la propria libertà al datore di lavoro. Com-plicarsi la vita, vivere dentro di essa.




<<Il mondo è uno sciabordio, un rumore, una bruma, una danza di pulviscoli impalpabili. È uno stato di morte e di catalessi, di sonno o di addormentamento, di svenimento, di stordimento. È come se il suo fondo fosse costituito da un'infinità di piccole pieghe (inflessioni) che non smettono di farsi e di disfarsi in ogni direzione, di modo che la sua spontaneità è simile a quella di un addormentato che si gira e si rigira nel suo letto. Le micropercezioni o rappresentanti del mondo sono quelle piccole pieghe orientate in tutti i sensi, pieghe nelle pieghe, sulle pieghe, secondo le pieghe.>>

Gilles Deleuze

26.5.12

CANTIERI DEL META-TEATRO 2012


CANTIERI DEL META-TEATRO 2012
Dal 26 al 31 maggio




 Cantieri del Meta-Teatro 2012 propone la presentazione di alcuni lavori nati, all’interno della compagnia del Meta-Teatro, tra gli artisti cresciuti sotto la guida artistica di Pippo Di Marca:  Adriano Mainolfi  (comapagnia LeVieDelFool), Dehors/Audela   (Salvatore Insana, Elisa Turco Liveri, Giovanna Bellini), Ciro Carlo Fico. I progetti spaziano tra ricerca drammaturgica e fusione tra linguaggi espressivi differenti. L’Atelier ospita inoltre Manuela Schiano, già presente nella scorsa edizione della rassegna. Negli spazi del foyer la rassegna ospita anche la mostra personale di Francesco Viscuso e l’esposizione “semovibile” dei gioielli artigianali  di Lady Ossa, lo spazio sarà aperto dalle 19.30.


Dal 26 al 28 – ore 21.00
Labbra Blu
Di e con Adriano Mainolfi
Suono e luci di Fabrizio Dottori
Compagnia LeVieDelFool
(spettacolo finalista al premio Dante Cappelletti 2011)

Una Donna : i suoi oggetti ,le sue fantasie, i suoi ricordi, le sue azioni ,il suo viversi “il suo uomo”. È  l’entrare nella camera da letto di una persona, essere proiettati nel suo passato, nel suo futuro ,che combaciano nel presente. Questo presente ,in cui una donna ha scelto di viversi per quello che realmente è, per ciò che realmente sente, in tutto ciò che il suo corpo la sua mente e la sua anima le trasmettono. No c’è un giusto o uno sbagliato in  essa, c’è  un  “essere”. Le sue esperienze ,le sue scelte, il suo vissuto, sono vortici in cui  l’amore è la  radice portante. Tutti i suoi attimi, sono una serie di fotogrammi ,di quadri che si incontrano in una verità :  c’è una donna  e la sua confessione …

Dal 29 al 31 – ore 21.00
 Nelle pieghe. Il coraggio di un gesto simile. (Studio n.0)
Di Dehors/Audela
Drammaturgia video e audio Salvatore Insana
Azione scenica Elisa Turco Liveri
Disegno Luci Giovanna Bellini

Progetto di ricerca audiovisiva e multidisciplinare, tra fotografia, teatro, cinema e linguaggio.
 Un'indagine sulla pretesa cartesiana di appianare ogni asperità, di raddrizzare le storture, di regolare i conti con la tagliente lima del potere, sulla lotta tra l'entropica tendenza a piegarsi (su sé stessi) e l'ostinata tentazione al raddrizzarsi, allo stendersi, al far piatto e liscio quel che così non è mai stato. Il declinarsi della piega nell'ordinario: la donna che stira un abito, la parrucchiera che stira i capelli; le pieghe di una pagina, cicatrici di carta; l'arte di piegare la carta (horigami); le rughe di un volto, i rotoli di grasso (le pieghe, piaghe che non si cancellano), etc.


Dal 29 al 30 – ore 22.00
Land(e)scapes
Concept e video Salvatore Insana
Partitura sonora Frank Heierli
Partitura vocale Ciro Carlo Fico


Performance audiovisiva in tre mo(vi)menti. Fuga dal paesaggio, ricerca dell’estasi mancata e rincorsa al tempo del non ritorno, verso dove non si è mai stati. Esperire il passaggio di noi sulla terra e quello dello spazio-tempo sulle nostre stesse anime.
31 maggio-ore 22.00
Postumi
Di e con Manuela Schiano
Musiche originali Luca Capozzi
Suono Federico Iavicoli

Critica e negazione della storia e della coscienza comune; intollerabilità del divenire; rifiuto e presa in giro della rappresentazione; morte del fantastico e avvento del disincanto.


… Esposizioni nel Foyer …

FRANCESCO VISCUSO – Vernissage 26 maggio ore 19.30

Anteprima di PANDAEMONIUM” - Brevi esercizi di Partecipazione Mistica contro l'Età della Ragione … ammesso che ne sia mai esistita una.

Scrive Jung: “L'oro verde è la qualità vivente che gli alchimisti vedevano non solo nell'uomo ma anche nella natura inorganica. È un'espressione dello spirito vitale, l'Anima Mundi o il Filius Macrocosmi, l'Anthropos che anima tutto il cosmo. Tale spirito si manifesta in ogni cosa, anche nella materia inorganica”. Voi riuscite a sentirlo? Sentite l'urlo di Pan accordarsi al diapason della Tragedia? E, nelle oscure caverne in cui giorno dopo giorno vi (ri)trasformate, sentite la presenza del vostro daimon?
Il regno dell'Istinto, dell'Immagine, della Fantasia, del Sogno, del Delirio, dell'Allucinazione, del Linguaggio Popolare, dei Meccanismi Scatenanti Innati, della Paura quale emozione primaria e problema Morale, del Panico, della Fame e del Sesso sono momenti di partecipazione Mistica con la Natura, con Pan, con Il Tutto: Improvvisamente diviene evidente che tutto è anima(to)...



LADY OSSA – Vernissage 27 maggio ore 19.30

Intarsi e sovrapposizioni in ecopelle sono l'essenza della prima collezione Lady Ossa.

L'incontro tra materiali a basso costo e la fantasia di un'artigiana danno vita a gioielli preziosi nella forma e non nella sostanza.

BIGLIETTI-Ingresso  spettacolo euro 8,00 + tessera associativa euro 2,00


ATELIER META-TEATRO
Via Natale Del Grande 21
Roma-Trastevere
Info: 3408578140 – cricot@libero.it
3492309008- adrianomainolfi@gmail.com

17.5.12

QUOD SUPERERAT




QUOD SUPERERAT

Da "Le due Zittelle" di Tommaso Landolfi
Ideazione, drammaturgia e regia : Chiara Condrò, Elisa Turco Liveri
Con : Chiara Condrò, Elisa Turco Liveri, Manuel Cascone
Video : Salvatore Insana
Luci : Giovanna Bellini
Produzione Compagnia del Meta-Teatro

dal 18 al 24 maggio 2012
ore 21 - domenica ore 18

ATELIER META-TEATRO
Via Natale del Grande 21, Roma, tel. 340 8578140
Ingresso euro 8,00 + tessera associativa euro 2,00

 “Sacrilego sacrificare il sacro per raggiungere salvezza e santità? Se giudicherete le zittelle cupamente rilegate in fondo alla benevolenza divina, ammutinatesi dall'ufficialità confessionale, non farete altro che riconsiderare anche il loro opposto, il più limpido dei regni celesti. Risicata più di quanto si creda è la soglia che separa il più dignitoso dei portamenti dalla sua grottesca parodia”                                                
Tre figure chiuse dentro una gabbia si muovono evocando i personaggi del racconto di Landolfi. Lilla e Nena, le due “zittelle” prendono sembianze animalesche, sono loro a somigliare a delle scimmie, molto più del piccolo cercopiteco Tombo, che appare invece come il fanciullo di casa, elegantemente incatenato.
In questa favola nera, Landolfi ci regala solide fondamenta su cui edificare un mondo malato, cupo, talvolta demenziale, in  cui la pretesa di devozione estrema e l’ostentazione della putrida castità generano un linguaggio bestiale, ridicolo, che mescola presunti latinismi alle più grette volgarità gergali. Oltre la gabbia, l’esibizione del circo deforme continua: la santa messa  sarà celebrata dal più abietto degli animali; le arringhe disturbate del prete dalla doppia coscienza,  “gemello-siamese-di-se-stesso” saranno declamate, per giungere infine al sacrificio estremo.

15.4.12

ESSERE E NON ESSERE


ESSERE E NON ESSERE
di Pippo Di Marca e Giancarlo Dotto
azione scenica di e con  Pippo Di Marca
scena  Luisa Taravella
disegno luci Riccardo Giubilei
suono e immagini Salvatore Insana
organizzazione Anna Paola Bonanni



Mercoledì 18 aprile, ore 21, debutterà all'Atelier Meta-Teatro lo spettacolo “Essere e Non Essere”, dedicato da Pippo Di Marca e Giancarlo Dotto alla memoria di Carmelo Bene. Non si tratta di un “omaggio” (che lui certamente non avrebbe gradito), bensì di una messa in scena curata e assunta in prima persona da Pippo Di Marca come 'voce recitante' con cui si intende 'testimoniare', evocare, raccontare momenti salienti dell'opera e della vita di Carmelo Bene, fino agli ultimi anni di malattia e di isolamento.
Carmelo Bene lo conobbi nel ’66, nel camerino del Teatro delle Muse, al termine di un memorabile (e burrascoso, un Visconti molto contrariato, poco prima della fine, si alzò e abbandonò da primadonna la sala, e in certo senso gli ‘rubò’ la scena) “Il rosa e il nero”. Neofita qual ero, pensai di dovermi sorbire le conseguenze di una serata indubbiamente piuttosto ‘nervosa’, sopra le righe, ma lo trovai incredibilmente calmo, come se non fosse successo nulla. Questo era Carmelo: un uomo che s’accendeva e si spegneva, ‘appariva’ e sapeva ‘scomparire’, l’uomo di teatro più o-sceno (fuori da qualsiasi schema o metodo teatrale precostituito) che abbia avuto l’Italia. Un artista debordante, che imponeva – in superficie – la sua Presenza, il suo Ipertrofico, straordinario, carnale, fisico Io scenico, il suo ESSERE e al tempo stesso - e per così dire in profondità – un artista radicale al negativo, che lavorava per sottrazione, per cancellazioni, per una sorta di rigore estremo, di dimensione interiore alta, né metafisica né spirituale, ma di assoluta tensione morale e poetica nella sua totale a-moralità, nella sua 'disperata' anti-poesia, tutto proteso verso un NON ESSERE. Un gigante del teatro italiano del Novecento, un Maestro inimitabile e irraggiungibile, un maestro 'negato': poiché il suo 'magistero', come quello dei veri grandi, è unico e 'intrasmissibile', la poesia (poi, quale poesia?), non si può insegnare; è un quid 'misterioso' che però ha dato ad artisti di intere generazioni la forza di cercare il proprio 'mistero', la propria energia poetica. Questa ricerca permanente, inesausta è quello che Carmelo nelle tante frequentazioni che abbiamo avuto dopo quel primo incontro mi ha lasciato - ci ha lasciato -, una predisposizione, se si vuole, alla 's-didattica' teatrale, a un ‘arbitrio’ erudito, consapevole, lucido. Un amico, un non-maestro, con cui e di cui sentiamo il bisogno di continuare a parlare, non tanto per omaggiarlo, ma appunto per parlarci, raccontarlo, farsi memoria, presenza viva, scenica, della sua poetica e della sua vita; senza tralasciare la sua 'umanità', la sua fiera 'fragilità', accentuate nei lunghi ultimi anni di malattie e volontario autoesilio.  Tutto questo vorrebbe 'testimoniare' “Essere e Non Essere”, lavoro che condivido con Giancarlo Dotto, senza dubbio il più caro amico e sodale di Carmelo per tutta la vita.
                            
                                                   Pippo Di Marca
                                                                                                                       


dal 18 al 30 aprile 2012
ore 21 – festivi ore 18

ATELIER META-TEATRO
Via Natale del Grande 21, Roma, tel. 340 8578140
Ingresso € 14,00 – Ridotto € 10,00

11.2.12

LA PARTE DI BOLAÑO: IL QUINTO CAVALIERE


Compagnia del Meta-Teatro

LA PARTE DI BOLAÑO: IL QUINTO CAVALIERE
(tratto dall’Opera/Vita di Roberto Bolaño)

Testi, scrittura scenica e regia Pippo Di Marca

Pippo Di Marca    De Oviedo Sahagùn
Gianluca Bottoni    San Nazario, Durrell, Homero
Luigi Filippo Lodoli    Buenaventura
Adriano Mainolfi    Castillo
Vincenzo Schirru    Cruzado, Baleno
Elisa Turco Liveri   Dolores
Anna Paola Vellaccio   Encarnacion

Scene e costumi Luisa Taravella
Selezione musiche Pippo Di Marca
Aiuto regia Simona Volpi
Disegno luci Giovanna Bellini
Foto di scena Salvatore Insana
Organizzazione Anna Paola Bonanni

Nota sullo spettacolo
Roberto Bolaño, cileno, uno dei massimi scrittori latinoamericani del secondo Novecento, è morto nel 2003, all’età di 50 anni, in attesa di un trapianto di fegato. Il suo libro più importante “2666” – ‘smisurato’, quasi 1200 pagine, pubblicato postumo – è diviso in più ‘parti’: ‘la parte dei critici’, ‘la parte di Amalfitano’, ‘la parte di Fate’, ‘la parte dei delitti’ e ‘la parte di Arcimboldi’... In realtà tutta l’opera e la vita di questo straordinario scrittore e poeta è atomizzata in una miriade infinita e indefinita di ‘parti’; e tuttavia è concentratissima, perfettamente fusa e identificabile in ciascuna di esse: forte di un disegno, nella diversità estrema delle varianti, talmente ‘coerente’ da costituire un corpus di rara potenza stilistica, dove per stile si intenda una ‘superiore visione’ dell’idea del mondo e insieme della letteratura-poesia che pretende di descriverlo. Onde è lecito chiedersi innanzitutto chi è Bolaño, qual è la sua ‘parte’ in questa architettura, che definire visionaria è altamente riduttivo, in cui si intravede l’artefice che ‘crea’, si esprime e si rappresenta a immagine e somiglianza di un io diviso nei mille fiumi della sua opera, e pur sempre ‘miracolosamente’ unico e unitario. La risposta a questa domanda non è facile, per il semplice fatto che non è una domanda bensì un enigma (l’enigma della poesia, se si vuole, o dell’arte della scrittura, o del teatro, o...) e come tale va preso: va indagato, va esplorato alla ricerca di una risposta che potrebbe non esserci, risultare vana. Alla fin fine conta più l’esperienza, la tensione della ricerca che i suoi esiti: e questo, come che sia, è il tema principale, l’asse portante di un altro capolavoro di Bolaño, “I Detective Selvaggi”, il romanzo (anch’esso ‘sterminato’ con le sue 850 pagine) che nel 1998 lo consacrò a livello internazionale come il caso letterario che rinverdiva e rinnovava la grande tradizione latinoamericana, accostato senza infingimenti a scrittori del calibro di Cortàzar, Borges, Marquez, Fuentes. Ma il punto vero, e certo, è che Bolaño fu un autodidatta giramondo (principalmente in Messico prima, e poi in Spagna) e si formò ‘rubando parti’ altrui: sia che fossero personaggi incontrati nella sua vita raminga o sia, soprattutto, che fossero libri – vale a dire variazioni delle infinite trascrizioni della ‘vita’ – in gran quantità per l’appunto, ‘rubati’. Cannibale affamato di vita e di libri – soprattutto di quelli che meglio rappresentano la pena e il mistero profondi che egli sente per la condizione umana, e di cui, con istinto selvaggio, primordiale ed ‘erudito’ al tempo stesso, aspira a farsi cantore, paladino – Bolaño cerca, trova e sceglie i suoi fratelli maggiori in 4 paladini della poesia moderna, della crisi della poesia moderna, ossia tout court, del mondo moderno. Sono Rimbaud, Lautréamont, Baudelaire e Mallarmé: quelli in cui ama identificarsi e che lui stesso ‘ironicamente’ definisce “i quattro cavalieri dell’apocalisse”. Lui, dunque, “il quinto cavaliere”.
E da qui, più o meno, inizia la sua (e va da sé la nostra) ‘esplorazione’. Che ovviamente non si ferma qui e prosegue inarrestabile portandosi appresso altri quartetti di ‘cavalieri’ (Kafka, Joyce, Borges, Cortàzar, per esempio), ma forse soprattutto, in ordine più o meno sparso, con ruoli e compiti mai definiti, una truppa scombinata e terribile raccattata un po’ dovunque e composta da straordinari e misconosciuti ‘poeti di vita’, e da ‘personaggi’ insostenibili e paradossali di critici, pensatori, spie, assassini, ‘gauchos’, puttane, vergini, transessuali ecc. Tutti trascinati sull’orlo di  inauditi “abissi d’orrore”. E si ha la sensazione che, notte dopo notte (perché è di notte che Bolaño scrive), in compagnia di tutti costoro -  mangiati e rubati nel corso della vita normale, ‘durante il giorno’ – Bolaño esplori, con il sarcasmo e la lucidità dei veri grandi, tutti i gradi e le latitudini dello sperdimento e dell’orrore umano... In questo, oltretutto, ci ricorda tanto Lautréamont, un altro che scriveva di notte, che diceva: “...La mia mente, tesa oltremisura urla. L’ho voluto io. Nessuno sia accusato... Ogni notte vedo la porta del mio intelletto aprirsi alla curiosità selvaggia di un estraneo. Un vecchio ragno della grande specie mi stringe la gola con le sue zampe e mi succhia il sangue con il suo ventre...”
Ho già messo in scena Bolaño (nel febbraio 2009, all’Atelier Meta-Teatro, per primo in Italia) con lo spettacolo “2666: la linea spezzata della tempesta”. Un primo assaggio-passaggio cui segue questa seconda prova. Un ritorno, a stretto giro, per così dire ‘sul luogo del delitto’. Ma la sua scrittura (anche se non scritta espressamente e dichiaratamente per il teatro) è talmente ‘teatrale’, ricca di forme dialogate, che si potrebbero fare decine di spettacoli a partire dalla sua ‘opera’...



14 - 17 febbraio 2012
martedì 14 e mercoledì 15 ore 21
giovedì 16 e venerdì 17 ore 19
TEATRO INDIA
Lungotevere V. Gassman 1, Roma
(già Lungotevere dei Papareschi)
tel. 06 684000314


21 febbraio - 4 marzo 2012
ore 21 – domenica ore 18 (lunedì riposo)
ATELIER META-TEATRO
Via Natale del Grande 21, Roma



Info e prenotazioni
tel. 340 8578140 – 329 2068320


6.11.11

A PEZZI al BRANCALEONE



 A PEZZI
Un manuale di anatomia per le nuove (de)generazioni
Progetto di videoproiezione
e
performance dal vivo


di Salvatore Insana e Elisa Turco Liveri


Voce e performance Elisa Turco Liveri


Elaborazione audio/video e testi Salvatore Insana


Disegno luci Giovanna Bellini


Organizzazione Flavia Passigli


Produzione Compagnia del Meta-Teatro - Dehors/Audela



È sempre la testa a rompersi per prima. Si stacca dal corpo, non trova più il suo posto. Parte mancante, pezzo vacante, mina vagante, è sempre la testa a spegnersi per ultima.

A PEZZI vorrebbe presentarsi come un manuale di anatomia distorta in cui il corpo, in ogni sua parte, entra in relazione con le specificità del linguaggio video e dell'azione scenica, giungendo in fine ad una irrisolta frammentazione, trasfigurata in chiave metaforica anche attraverso il disegno luminotecnico, la disposizione degli oggetti e del corpo nello spazio, e il già citato ricorso al video e alla lingua parlata.

A PEZZI vorrebbe essere un percorso mirante a contrapporre tutto ciò che è corpo (incontrollabile pulsione sensibile) a tutto ciò che è cervello (misurata razionalità), nel dichiarare una impossibile via d'unione.
Generosità del corpo che si fa e si disfa. Scorporato. E avarizia della mente, altezzosa nella sua separatezza.

19 novembre 2011
ore 21.30
BRANCALEONE
via Levanna,13 Roma
tel. 06 82004382

info Dehors/Audela
340 8578140/ 348 3306492